Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

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Età. Dati della tua vita che vuoi farci sapere, giusto per farti conoscere un po’. 

Laureato in critica letteraria. Ho ventinove anni da dieci anni e otto mesi circa. Eterosessuale. Onanista nel tempo libero (anche mentalmente) . Sono ateo e ancora vergine (idealmente parlando, certo). Tifo Roma, mi piace la birra, chiara doppio malto, adoro i sardi e le cotolette d’abbacchio fritte. Non bevo coca cola, la mia frase preferita è “domani smetto di fumare”. Significa che per oggi posso accendermi la sigaretta. Vedo che scuoti la testa, peggio per te, passiamo alla seconda domanda 

A quanti anni o secoli hai iniziato a scrivere? 

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La presentatrice Argiolas scopre che i libri non hanno illustrazioni, ma solo parole

Il libro di Pappatà è una raccolta di racconti scritti in tempi diversi, il primo risale al ’95, ma leggendoli ci si renderà conto che nulla osta a definirlo un romanzo vero e proprio. C’è infatti un filo conduttore invisibile che lega le storie di questa pluralità di piccoli universi nascenti dalla sua penna. I protagonisti che popolano questi universi sono giovani, giovani comuni, un po’ sconclusionati, un po’ insofferenti. 

Forse non sono i giovani che sognano di fare le veline o le letterine o i letterini in qualche programma televisivo, son giovani di un’altra generazione. Sono giovani insofferenti di inizio secolo. Che sognano e, a quanto pare, lo fanno pure spesso. 

L'autore prova a capire se e cosa ha scritto. Non riesce ma si ustiona...

 

Sognano di ribellarsi, di denudarsi in un parco, fumandosi tranquillamente una sigaretta, organizzano, senza mai realizzarle, rivoluzioni anarcoidi. Nel loro cassetto di sogni di libertà abortiti hanno riposto ben 18 progetti eversivi che, per un motivo o per un altro, sono sfumati.  

Sconclusioni di Paolo Pappatà ha l’eleganza di un libro di piccole dimensioni, all’apparenza timido e dimesso, ma le cui 100 pagine racchiudono un microcosmo pulsante, che trascende i limiti imposti da norme strutturali che prevedono la suddivisione del narrato in capitoli, paragrafi etc per riecheggiare nella quotidiana lettura del reale da parte del lettore, che in questa piccola perla, è venuto ad imbattersi.

Come lo stesso Pappatà ha sottolineato, nonostante il libro si presenti come una raccolta di brevi racconti, si tratta di un romanzo polifonico, un gioco di specchi e rimandi che coinvolge persone comuni, le cui vite si sfiorano nella quotidianità di un’immaginaria città di periferìa, Suburbia sud, un luogo che è liminale, un confine generazionale, storico, mnemonico, pervaso da un’aura di grigio che lo fa apparire come sospeso in una dimensione senza età, come le fotografie in bianco e nero che narrano il passato (quasi che la vita prima dell’avvento del colore in cinema e fotografia, la si vivesse per davvero in bianco e nero).

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Sabato 15 maggio 2010
presso la Biblioteca civica di tradate (Varese), via Zara, 37, ore 16.30 Presentazione della raccolta di racconti “SCONCLUSIONI”
esordio narrativo di Paolo Pappatà




Domenica 23 maggio 2010
presso il CARAS, via Dei Genovesi 113 – Cagliari (Castello)
Sonia Argiolas commenta e Tiziana Centomani legge SCONCLUSIONI, esordio narrativo di Paolo Pappatà.
Sarà presente l’autore.



Mercoledì 26 maggio 2010, ore 21.00
presso il locale Quintessa Home. Via Spiaggia del Lago, 20. Castel Gandolfo (Roma)
Paolo Pappatà presenta il romanzo “Nessuno al suo posto”, Maria Grazia Musneci.
Sarà presente l’autrice.


detail_7626562Abbiamo quasi la stessa età io e Paolo. Va bene, ti sento già borbottare, tu sei più giovane, o io più anziano, le cose non cambiano, di un anno abbondante. No, non è vero che non cambiano, rileggendomi mi ricordo ancora una volta che le parole un certo peso lo hanno. E che peso.
In fondo però siamo della stessa generazione Paolo, degli stessi anni. Su questo non puoi dirmi nulla. Un anno può essere tanto, ma alla fine è anche poco. Abbiamo davvero vissuto le stesse cose, gli stessi immensi mutamenti storici. Abbiamo visto la nostra nazionale vincere due volte il campionato mondiale, mica è cosa da poco. Abbiamo, abbiamo, abbiamo. Alla fine così mi ritrovo, e non poteva essere altrimenti, molto nei personaggi dei tuoi racconti, che in fondo penso anche essere il tuo riflesso.

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allegato cCorreva l’anno ****. 

Correva, come tanti suoi fratelli, nemmeno più veloce di altri. Semplicemente, come tutti gli anni, era imprendibile, anche se come al solito, vecchio difetto degli anni del tempo, s’era impigliato in un lungo e rigido inverno e sembrava non riuscirsene a liberare. Nico mi guardava, da dietro i suoi occhiali piccoli e sporchi, poggiato scomodamente sul sedile della mia utilitaria, con gli occhi rossi dalla stanchezza.

–Sono le tre, che vogliamo fare?

Lo guardai con un timido sorriso, tanto non valeva la pena rispondere. L’indomani era pure una giornata lavorativa ed almeno io mi sarei comunque dovuto svegliare alle sette massimo le sette e trenta.

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Sono accadute delle cose strane!
Nelle specifico parlo del sottoscritto e non di quanto narrato in “Sconclusioni”
La prima, quella fondamentale, è che il mio ciao-amico Baol70 si è ricordato di me quando ha pubblicato il suo primo libro: Sconclusioni. La seconda (e, per ora, ultima) ve la racconto così come l’ho riportata in una email a Baol70 (che ho scritto cercando di ‘imitare’  il suo stile, lo stesso stile che, a mio parere, lo rende scrittore.

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allegato cCantavo, facendomi la barba stamattina, assieme a quell’emme-pi-tre “L’isola che non c’è” e mi veniva in mente che ci sono un sacco di isole felici, mi riveniva in mente l’isola di Mompracem, Sandokan ed i tigrotti della Malesia, dalla forma di gatti casalinghi ma pur sempre felini, un vecchio telefilm che praticamente rappresenta  il mio credo politico e tutto sommato religioso e sorridevo all’idea che questa isola forse esiste o forse no e che gli indiani di quelle parti del Borneo sono stanchi di rispondere a stempiati italiani quarantenni che no, non hanno conosciuto nessun Sandokan, quante volte bisogna ripeterlo, comprate almeno una collanina e lasciateci in pace che Mompracem non esiste.

Queste mentre d’estate i centri commerciali sono con l’aria condizionata e non senti caldo. E c’è il divieto di fumo. E c’è gente che passeggia, che compra e vende il proprio tempo al dio commercio per una redenzione accordata dal sacerdote del benessere indotto.

Quindi ho dedotto. Non c’è mattina in questa mattina. Non c’è azzurro nel cielo azzurro, non ci sono viste da vedere negli occhi che guardano, non c’è ossigeno nell’aria. Certa sensazione di incompatibilità, direi. Forse perché oggi è ancora inverno e dunque niente aria condizionata.

Ma no. Sarebbe ora di dire che siamo grandi, cresciuti, avvezzi. Insomma. Impermeabili alle umidità dell’umore. Insomma, qualcosa tipo. Forse. Magari. Può darsi.

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Sfondo biancoallegato c.

Una barca a vela che sta sul mare.                    

Un uomo, con una sigaretta tra le mani, lo sguardo basso…

Pensieri che scorrono …

Parole…

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allegato cSconclusioni è tante cose. A prima vista è indubbiamente una raccolta di racconti (lo dice anche l’autore sulla sua pagina internet).
Dovendo definire in maniera univoca Sconclusioni posso dire che si tratta di vita vissuta. Perché di vita in queste brillanti cento paginette ce ne è davvero tanta, ma tanta tanta.
Sono convinto che c’è molto, anzi di più, tantissimo, di Paolo Pappatà in ogni capoverso. Quelli di Pappatà non sono semplici storie ma sono racconti che ci raccontano del giovane prima e adulto poi Pappatà e delle sue inquietudini, delle sue aspettative e della sua notevole capacità di osservare questo nostro mondo.
Che sia in auto, magari a fianco di un’astronave, dietro il bancone della tabaccheria, oppure al bar, al biliardo con una stecca in mano, alla finestra di casa capace di mostrare sempre il solito palazzo, ma anche a pescare, sono sempre gli occhi dell’autore che ci parlano e raccontano.
Raccontano di noi e posso serenamente affermare che l’inquietudine per una volta è la nostra parte migliore, perché è quella componente che ci fa sentire uniti e vicini, meno soli e quasi vincenti.

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