
Angeli e nuvole
Ecco, piove anche oggi, a Roma, come purtroppo spesso capita con ineccepibile costanza, i fine settimana sono fradici d’acqua, deve essere una sorta di maledizione per chi lavora durante la settimana. E come pioveva anche a Berlino, ad inizio settembre di quest’anno, ma noi, che eravamo lì, continuavamo ad uscire ed a passeggiare, ovviamente premurosamente muniti di K-way od impermeabile ed ombrello, due invasati quasi, l’ultimo giorno con le vesciche ai piedi, ma ancora, ancora, ancora.
Berlino potrebbe essere descritta come una lunga camminata quasi schizofrenica, senza punti cardinali, perlomeno quelli ordinari, ma solo quelli dettati da bussola interiore, un salto qui, una passeggiata di là e che ben venga uno squarcio di sole, mentre dal lontano nord arrivano ancora nubi gravide di pioggia e che palle. Va bene, insomma in questo pomeriggio romano dal cielo milanese vorrei parlarvi di qualche impressione e raccontarvi l’attuale capitale della Germania ora unita, ma riesce difficile, perché Berlino pare si lasci acchiappare facile, si percorre agevolmente grazie anche alla mostruosa struttura efficiente (tram, metro, autobus) del trasporto pubblico da noi inimmaginabile, eppure non riesco a seguire un filo logico, a darmi una linea retta o angolata oppure sinuosa e flessibile, perché quello che mi rimane, mesi dopo, sono come fotografie in movimento, impressionismi, senza una apparente geometria, per una capitale europea che è al centro dell’Europa non solo geograficamente e che per una serie di motivi rappresenta il bene o il male di un continente che da tempo ha perso il ruolo di centro del mondo e da qualche anno versa in uno stato comatoso che rende difficile pronosticare il futuro. E si può dire che la senzazione che si prova lasciando Berlino e la sua storia, citando, è come

neve...
Io speriamo che me la cavo. Continua… →
La neve alle porte di Roma ti lascia di ghiaccio.
La forza brutale della natura rivela qui il suo volto malvagio.
Non ha niente di poetico, qui, la neve. Sembra incarnare l’idea del male, porta disastri, febbroni da cavallo, paraurti ammaccati, assenteismo dal lavoro, macchine abbandonate per strada.
E tutto si fa surreale, onirico, fantascientifico, non piovono rane come nel romanzo “Kafka sulla spiaggia” di Murakami, sembra che piovano giù non fiocchi, ma enormi iceberg con annessi mammuth ibernati. E voci di popolo affermano con certezza che dalle vicine colline i lupi in letargo da secoli lanciano le loro grida di battaglia…comincia qui, la fine del mondo as we kwow it…
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Chissà dove sei…e qui, in questo posto, questa non è una domanda, ma già una risposta. Venezia destabilizza e muta le percezioni, anche nell’amare, in laguna.
Amore a Venezia é uno spritz a campo San Giacomo dell’Orio, lì fuori, sui tavolini con tovaglie colorate anche d’inverno mentre arrivano sferzanti briciole di simil bora a ricordarti che il freddo esiste anche qui, nonostante il mare, la magia, nonostante tutto.
Amore a Venezia é rendersi conto che tutto è possibile, perchè cammini sui viali lastricati, senti l’acqua che gorgoglia e monta dai canali e senza sapere come ti ritrovi a salire una scalinata che si dice Rialto ma si legge dammi un bacio amore, qui proprio qui… e lasciamo stare il ponte dei Sospiri, vicino le Carceri, poco avanti San Marco, troppo banale, a Venezia tutto é evasione, niente ti può imprigionare.
Qui a Venezia tenersi la mano passeggiando per calli ti riporta sempre indietro, ti sbatte in avanti, passato, presente e futuro si fondono e diventano liquidi e trasparenti come l’acqua che ti circonda ed amarsi sembra comunque la prima volta, oppure in un’altra vita, l ‘amore sembra il primo e anche l’ultimo, respiri l’aria umida e nordica, resisti ai negozi di gadgets e cocci simil vetro di Murano, prosegui per campi e vicoli e muri stretti che ti sfiorano e ti spiattelli a piazza San Marco, che non è la piazza più bella del mondo, semplicemente é fuori dal mondo, è di un altro mondo, dimensione, prospettiva.

