Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

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Età. Dati della tua vita che vuoi farci sapere, giusto per farti conoscere un po’. 

Laureato in critica letteraria. Ho ventinove anni da dieci anni e otto mesi circa. Eterosessuale. Onanista nel tempo libero (anche mentalmente) . Sono ateo e ancora vergine (idealmente parlando, certo). Tifo Roma, mi piace la birra, chiara doppio malto, adoro i sardi e le cotolette d’abbacchio fritte. Non bevo coca cola, la mia frase preferita è “domani smetto di fumare”. Significa che per oggi posso accendermi la sigaretta. Vedo che scuoti la testa, peggio per te, passiamo alla seconda domanda 

A quanti anni o secoli hai iniziato a scrivere? 

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E’ sera, come altre sere. C’è buio e pare che non sia una grande novità. Nel senso che se la luce vorrà, tornerà domani. Quella del sole, per ora, non corre il rischio di aumento della bolletta. Pare.
Luce intermittente, direi. Stamattina c’erano nuvole e il sole non sapeva che cazzo fare. Sembrava lo stolto vigile urbano che ogni santa mattina lavorativa lui incrocia all’altezza del passaggio pedonale davanti alla scuola materna comunale. Stesso sguardo, stessa impotenza.

Per domani tutto è pronto, l’ha detto l’amico suo, Gino ovviamente, appestando circa un chilometro quadrato attorno a lui l’aria con il suo alito made in cipolla, decomposizione di umori e sapori, vecchie frustrazioni e nuove terribili verità quale il tempo passa, la donna tradisce ed altre inconfutabili saggezze del genere, amene come passi dei poeti classici nostrani o il 55% degli autori di blog.
La luna è ancora nel cielo, ma ancora per poco, tutti lo sanno, anzi solo in tre lo sanno, lui, Gino e l’altro, domani notte ci sarà il furto e niente più luna, niente più poesie dedicate, niente più teorie strane sui lupi mannari, solo gatti senza le fusa e che nel buio non sapranno più a chi miagolare.
Eheheheh…tutto è possibile. Anche sentirsi furtivi, ma in fondo ladri no. Rubare la luna è un furto, ma non si commette crimine. E prima o poi qualche politico o cantante o giornalista da prima serata in tivù spiegherà esaurientemente il perchè, il per-come, il per-quando di tutto ciò e gli implacati risvolti verranno sviscerati come pesci freschi appena venduti nel corso della prossimo imminente approfondimento catodico accuratamente sponsorizzato.
Allora avanti ragazzi, diamoci sotto.

C’è poco rumore, o molto silenzio d’attorno, lui ripensa che anche stasera con sua moglie è stata la stessa storia, lui è dovuto scappare via correndo da casa con lei che lo inseguiva brandendo un branzino a mo’ di spada e sproloquiando una mare di oscenità offensive fuori luogo come pesci di lago in un oceano atlantico, un oceano di giorni e di notti passati assieme ma ormai evaporati ed ora solo fiumi in secca ed epiche lotte, a colpi di brandelli di cibo, tozzi di pane secchi ed eroiche disfide ai bordi del tavolo della cucina, evitando di lanciarsi bicchieri che quelli costano, sono di cristallo, recitano made in Taiwan, sul fondo, ma pare che a Taiwan il cristallo esiste come anche tante altre cose, ma lasciamo perdere.
Non è colpa nostra, davvero, pensa lui, ricordando come con un colpo d’anca degno di un anguilla terrestre schivò l’assalto al branzino, peraltro ancora mezzo crudo, mentre si sentiva sempre più cozza staccata dal guscio della vita, e sentiva sempre meno scoglio(nato), frangiflutti stanco in balia di tempestosi marosi.
Meglio dormire.

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Incredibile, ora è mattina
Cazzo ti ridi luna, tu su nel cielo, ora ti prendiamo e ti portiamo via, stanne sicura, questo era il distillato dei suoi pensieri accovacciato su un ciglio di marciapiede anonimo, perfettamente intonato alla sua vita e all’alito dell’amico Gino, una vita vagamente di merda ma con larghe possibilità di liquefarsi in consistenze più liquide e desistenze più solide.
Ma tanto qui siamo sempre a Suburbia sud, dove tutto sembra andare, le lancette degli orologi anche se in ritardo continuano a scorrere, i singulti dei giovani virgulti che se ne vanno a scuola fanno eco ai singhiozzi delle giovani anziane che sono alla fermata del bus che passerà a breve per fargli fare la spesa, le commesse sgargianti come titoli di coda di uno spettacolo in voga nei palinsesti televisivi fanno colazione nei bar del centro, dissertando di nuovi acquisti di intimo e nuove intimità acquistate, mentre le macchine, povere sfigate, sono già crocefisse al loro futuro fatto di traffico, di una fila in coda a questi semafori intelligenti che dipanano matasse metalliche senza mai però fare una carezza su quei visi tristi dei conducenti, perché tanto a Suburbia pare che tutto vada, che tutto andrà, tutto è come nel resto del mondo, la mattina è mattina, come la notte è la notte, ma domani ci penserà lui, spegnerà la notte rubando la luna e intimorirà il giorno, perché anche il sole, finalmente, si sentirà magari un po’ più solo.
Si intimidirà.

Il sole timido è un po’ come vincere ai quei concorsi nazionali tipo il Superenalotto.
Fa notizia. E le notizie fanno clamore.
Il clamore, quando la speranza tace, è un bel sollievo.
Perché tanto a Suburbia destino fa rima con rosmarino, cioè odore e fragranza, ma non c’è cibo da condire, anche la speranza pare che sia emigrata in altri mondi, in altri universi, ha fatto un paio di passaggi come stella cometa ed alla fine ha scelta, sarà stella cadente, la vedi, cade e lascia la scia, ma poi per ritrovarla devi metterti a fare una lunga e faticosa ricerca per gli antri dell’intero universo.
Ora è’ sera, come altre sere, la minaccia di branzini usati come spade e parole come coltelli si perde nell’aria, la luna così in alto si sente sicura ma ricordati, astro del cielo, niente è sicuro qui, tranne che ora lui sarà pronto e che l’amico Gino, dall’alito insopportabile, al testa calva e l’umore ballerino, ha detto che tutto è ok.
E allora tutto bollirà nella stessa pentola, persino gli oroscopi, quelle stolte e variegate perle di dissolutezza che vagano in giro per il mondo, dovranno fare i conti con il fatto che la luna non entra e non esce in nessun segno, semplicemente non c’è e allora arrangiatevi da soli, oroscopi, per ora affidatevi ai pianeti ed alle stelle, badate bene, purché non cadenti.
Il futuro andrà ridisegnato ed allora apriti cielo, restituisci le stelle cadenti, partendo da un nuovo universo vedrai qualche nuova speranza fiorirà. Non saranno tutte rose, ci sarà qualche spina, ma il vigile urbano saprà che fare e i volti tristi in attesa al semaforo, magari per un secondo, accenneranno un sorriso. Forse. In fondo la possibilità è ammessa, la certezza è solo un dubbio arrogante.

(Baol70, “Il furto della luna”)

 

La presentatrice Argiolas scopre che i libri non hanno illustrazioni, ma solo parole

Il libro di Pappatà è una raccolta di racconti scritti in tempi diversi, il primo risale al ’95, ma leggendoli ci si renderà conto che nulla osta a definirlo un romanzo vero e proprio. C’è infatti un filo conduttore invisibile che lega le storie di questa pluralità di piccoli universi nascenti dalla sua penna. I protagonisti che popolano questi universi sono giovani, giovani comuni, un po’ sconclusionati, un po’ insofferenti. 

Forse non sono i giovani che sognano di fare le veline o le letterine o i letterini in qualche programma televisivo, son giovani di un’altra generazione. Sono giovani insofferenti di inizio secolo. Che sognano e, a quanto pare, lo fanno pure spesso. 

L'autore prova a capire se e cosa ha scritto. Non riesce ma si ustiona...

 

Sognano di ribellarsi, di denudarsi in un parco, fumandosi tranquillamente una sigaretta, organizzano, senza mai realizzarle, rivoluzioni anarcoidi. Nel loro cassetto di sogni di libertà abortiti hanno riposto ben 18 progetti eversivi che, per un motivo o per un altro, sono sfumati.  

Sconclusioni di Paolo Pappatà ha l’eleganza di un libro di piccole dimensioni, all’apparenza timido e dimesso, ma le cui 100 pagine racchiudono un microcosmo pulsante, che trascende i limiti imposti da norme strutturali che prevedono la suddivisione del narrato in capitoli, paragrafi etc per riecheggiare nella quotidiana lettura del reale da parte del lettore, che in questa piccola perla, è venuto ad imbattersi.

Come lo stesso Pappatà ha sottolineato, nonostante il libro si presenti come una raccolta di brevi racconti, si tratta di un romanzo polifonico, un gioco di specchi e rimandi che coinvolge persone comuni, le cui vite si sfiorano nella quotidianità di un’immaginaria città di periferìa, Suburbia sud, un luogo che è liminale, un confine generazionale, storico, mnemonico, pervaso da un’aura di grigio che lo fa apparire come sospeso in una dimensione senza età, come le fotografie in bianco e nero che narrano il passato (quasi che la vita prima dell’avvento del colore in cinema e fotografia, la si vivesse per davvero in bianco e nero).

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Non dimenticare di essere felice” di Margherita Musella, nata nel 1958 ed attualmente residente in Sardegna, è una storia decisamente al femminile, dove il maschio spesso è oltraggio e disinteresse congenito e dove la leggendaria solidarietà fra donne riesce a spadroneggiare. Personaggi donne che si trovano ad affrontare piccole e grandi difficoltà che la vita offre, anche se loro sono comuni, in fila alla posta o sedute su una panchina a meditare. Una storia che dispensa umiltà ed esalta la dignità, un messaggio di speranza, in questa tempi di buia e disumana disgregazione. Uno stile per i miei gusti forse troppo sobrio, ma un messaggio educativo di speranza che non fa assolutamente male, traboccante un indomito ottimismo forse pregno di aspirazioni oggi precluse.

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Sabato 15 maggio 2010
presso la Biblioteca civica di tradate (Varese), via Zara, 37, ore 16.30 Presentazione della raccolta di racconti “SCONCLUSIONI”
esordio narrativo di Paolo Pappatà




Domenica 23 maggio 2010
presso il CARAS, via Dei Genovesi 113 – Cagliari (Castello)
Sonia Argiolas commenta e Tiziana Centomani legge SCONCLUSIONI, esordio narrativo di Paolo Pappatà.
Sarà presente l’autore.



Mercoledì 26 maggio 2010, ore 21.00
presso il locale Quintessa Home. Via Spiaggia del Lago, 20. Castel Gandolfo (Roma)
Paolo Pappatà presenta il romanzo “Nessuno al suo posto”, Maria Grazia Musneci.
Sarà presente l’autrice.


Siamo alle porte di Roma. Matteo Montesi è un uomo appartato, figlio dei suoi tempi. Fa il detective part time, senza trucco e senza inganno, in maniera organizzata e allo stesso tempo avventurosa ma senza assumere casi di portata massmediatica. Il successo a volte comporta la cessata attività. O se preferite poiché il mestiere di traduttore lo rende un classico attore del precariato lavorativo attuale, arrotonda il conto in banca nei momenti di magre entrate cimentandosi come coordinatore di una Rete internettiana dedita alle più disparate attività investigative, con fini certamente non umanitari o di redenzione degli uomini, ma ovviamente solo economicamente protese a far sopravvivere alla disoccupazione. Il paese è piccolo, la gente mormora, siamo in provincia  seppur alle porte della Capitale. L’attività via modem invece è discreta, consente coperture a chi incarica e a chi è incaricato. Ma stavolta da Montesi si presenta l’ultima e tenace rampolla di una ricchissima famiglia locale, i Ferrantino. Ed il caso non si presenterà meramente spinoso o irrisolvibile: semplicemente è un affare grosso, che potrebbe coinvolgere grandi imprese e le organizzazioni non governative che operano nei paesi del terzo mondo. La giovane riccastra, dai lineamenti notevoli e dalla corporatura degna di interesse, lamenta la improvvisa scomparsa del suo compagno di colore, ricercatore universitario in Germania dove la famiglia ha intense attività industriali. La Ferrantino aveva in corso con lo scomparso una relazione passionale ma doverosamente avversata e dunque tormentata, per le ovvie incompatibilità di ceto sociale, oltre che per qualche sottintesa venatura razziale.

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Purtroppo oggi è l’ultimo giorno della sintetica ma interessante personale mostra di Michele Sabatino, architetto e pittore campano. Dalle apparenze cordiali e riservate, Michele rivela un sensibile  vasto mondo interiore, illustrando i suoi quadri con accurata e appassionata disponibilità, non rifugiandosi in tecnicismi ma anzi dettagliando ogni scelta di colore o figura con toni e modalità che non possono non  intrigare anche chi come me non é avezzo alla pittura se non per mero gusto individuale.

Un vissuto molto intenso, personale e travagliato, che non può non risentire della precarietà quotidiana, così drammaticamente attuale ai nostri giorni, sia socialmente che dal punto di vista sentimentale. Colori e forme illustratno percorsi interiori, con tono talvolta fiabesco se non poetico, in un narrato pittorico molto vivace emovimentato ma che non travolge lo spettatore.

Sabatino, come si legge nella efficace intruzione redatta da Massimo Maravalli, giornalista di Profili d’Italia, ”per il momento non è catalogabile in nessun ismo e, come da lui stesso dichiarato in alcune interviste, si puo’ definire un neoespressionista astratto“. Le sue opere denunciano non solo una affabulata e variegata cultura pittorica, ma anche la sofferenza anche personale per le pesanti materialità del mondo di oggi e il desiderio di un mondo se non più poetico, umano.

Oggi 30 aprile 2010, ultimo giorno, Via monteverde 57, Roma, presso i locali della associazione culturale Spaziodarte.

detail_7626562Abbiamo quasi la stessa età io e Paolo. Va bene, ti sento già borbottare, tu sei più giovane, o io più anziano, le cose non cambiano, di un anno abbondante. No, non è vero che non cambiano, rileggendomi mi ricordo ancora una volta che le parole un certo peso lo hanno. E che peso.
In fondo però siamo della stessa generazione Paolo, degli stessi anni. Su questo non puoi dirmi nulla. Un anno può essere tanto, ma alla fine è anche poco. Abbiamo davvero vissuto le stesse cose, gli stessi immensi mutamenti storici. Abbiamo visto la nostra nazionale vincere due volte il campionato mondiale, mica è cosa da poco. Abbiamo, abbiamo, abbiamo. Alla fine così mi ritrovo, e non poteva essere altrimenti, molto nei personaggi dei tuoi racconti, che in fondo penso anche essere il tuo riflesso.

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Può esistere un rapporto fisico con la scrittura?

Ovvero l’estro, l’ingegno o il talento che dir si voglia possono richiedere al loro fortunato possessore un corrispettivo di natura fisica fino addirittura a sotterrare il colore della felicità e la soddisfazione che nascono spontanee ad opera compiuta?

“La sedia” di Stefano Bresciani è uscito nel 2007 ma è stato scritto svariati anni prima, in pochi giorni ma densi di ispirazione. E’ pubblicato dalle curate edizioni della piccola e vivace casa editrice Rupe Mutevole e nel contenuto metaforizza questo forse poco dibattuto aspetto della creazione artistica: il rapporto tra lo scrittore e la pagina bianca. Non è una relazione facile e nemmeno sempre uguale. Con certe pagine si parla, con altre si ragiona, con alcune si scherza o si ride con altre ci si incazza. Con molte ci si fa sesso. Vivido, rapido, pulito.

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